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LA FUGA DAL PERICOLO e IL KAIZEN - BUSINESS NOTARILE
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LA FUGA DAL PERICOLO e IL KAIZEN

piccoli passi

LA FUGA DAL PERICOLO e IL KAIZEN

KAI (cambiamento) ZEN (meglio)
Quando un piccolo passo può cambiarti la vita.

Il nome di questa tecnica è giapponese e tutti ormai lo associamo al cosiddetto “metodo Toyota” ma se vi dicessi che deriva da un precedente programma statunitense?

Proprio così, nel 1940 gli Stati Uniti d’America quando si resero conto che la corsa europea agli armamenti sarebbe presto diventata una necessità anche per loro, hanno dovuto pensare a come poter aumentare la produzione di munizioni, armi, carri armati, derrate alimentari.

Certo non potevano pensare ad impiantare nuove fabbriche dal nulla e inoltre, molti dirigenti erano già stati “chiamati a servizio della patria” ed erano impegnati nella creazione di un esercito moderno e preparato.

Cosa nacque allora? Il TWI (Training Within Industries): una serie di corsi volti alla formazione di chi era rimasto all’interno delle industrie.
Ebbene la base di questi corsi era un metodo fondato sul “miglioramento continuo”: si spingevano le aziende a cercare centinaia di piccoli miglioramenti che potevano creare tutti assieme la differenza.
Il più assiduo sostenitore di questo metodo fu William Edwards Demin che introdusse un concetto fondamentale per il successivo KAIZEN:
Cercare i suggerimenti dal basso.
Tutti, dall’operaio ai dirigenti, dovevano collaborare per aumentare i livelli qualitativi e l’efficienza del processo produttivo.
Demin istituì le “cassette dei suggerimenti” dove chiunque, anche l’ultimo assunto, poteva lasciare i propri suggerimenti per il miglioramento della produzione; suggerimenti che responsabili e dirigenti si impegnavano ad esaminare scrupolosamente.
La sua teoria si basava sul presupposto che, espandendo la verifica a più soggetti e maggiormente a chi operava in prima persona nella linea produttiva, si potessero individuare maggiori soluzioni.
Dalla seconda guerra mondiale il Giappone uscì completamente devastato e la sua industria risultava completamente azzerata.
Con l’intero Giappone da ricostruire, le forze di occupazione americane guidate dal generale Douglas MacArthur dovettero pensare a soluzioni efficaci per ottenere costanti risultati volti all’efficienza ed al miglioramento.
Nacque quindi il programma MTP (Management Training Program) interamente derivato dai principi dell’ormai collaudato metodo TWI, cui i giapponesi si dedicarono con particolare attenzione avendo una concezione estremamente elevata degli standard qualitativi americani di allora.
Qui avviene la svolta: il Giappone attribuisce un nome locale al metodo appreso appreso, denominandolo KAIZEN, mentre gli Stati Uniti d’America, riavuti i propri dirigenti e riportata la situazione alla normalità, dimenticano gli insegnamenti del TWI.
Se è vero che nel mondo aziendale il KAIZEN viene riconosciuto come un metodo efficace e base di buona parte della filosofia LEAN, lo stesso metodo può trovare applicazione nella vita di tutti i giorni?
La risposta è sì.
Infatti il KAIZEN è una metodologia utile per il cambiamento continuo ed è funzionale per un semplice motivo: “il piccolo cambiamento non spaventa nessuno” e soprattutto non spavento il nostro cervello o per essere più precisi non spaventa nessuno dei nostri tre cervelli.
Pare infatti che negli ultimi 400 o 500 milioni di anni il nostro cervello non abbia mai smesso di evolversi sovrapponendo addirittura tre strutture cerebrali che amano andare d’accordo tra loro. Alla base del cervello vero e proprio si trova il “tronco encefalico”,definito anche “cervello rettiliano”, che si occupa delle funzioni di sopravvivenza di base. Subito al di sopra vi è il “sistema limbico”, detto anche “cervello mammaliano”, comune a tutti i mammiferi e relativamente più giovane del precedente: regola molte funzioni tra le quali le reazioni di attacco e fuga aiutandoci ci aiuta a sopravvivere in caso di pericolo. La terza parte del cervello, l’ultima nata…., è la “corteccia” che avvolge tutto il resto del cervello ed è responsabile dell’esistenza umana, dell’arte, della creatività ed anche della razionalità.
In che modo i nostri tre cervelli possono gradire di più i cambiamenti secondo il KAIZEN?
Ti sei mai imposto una dieta ferrea e dopo un paio di ore ti sei ritrovato a mangiare patatine fritte? Ti sei mai trovato a dover scrivere qualcosa e soffrire del cosiddetto “blocco dello scrittore”?
E’ come se si creasse un ingorgo e nella confusione tutto prendesse una piega diversa da quella aspettata: tutta colpa del’amigdala che nel sistema limbico si occupa proprio delle reazioni di attacco e fuga. L’amigdala si prende cura della nostra sopravvivenza e resta sempre all’erta per gestire la fuga dal predatore o l’attacco alla preda e, se una volta era utilissima, ora lo è molto meno e soprattutto soffre di manie di protagonismo. I campanelli di allarme suonano anche quando vogliamo uscire dalla solita nostra routine quotidiana perché se i cambiamenti ci fanno paura, allora inconsciamente dobbiamo difenderci.
Ecco perché i piccoli cambiamenti ci piacciono istintivamente di più!
Volendo riassumere il meccanismo in un semplice schema:
– grande obiettivo -> paura -> amigdala in all’erta – > accesso alla corteccia cerebrale limitato -> fallimento
– piccolo obiettivo -> paura aggirata -> amigdala rilassata -> corteccia cerebrale attivata -> successo
Ora che conosci questo principio immagino tu possa capire meglio come introdurre il principio dei piccoli passi nella tua attività e nella vita di tutti i giorni e, se hai bisogno di fare grandi passi, ricorda che un Business Coach può essere un validissimo aiuto per rendere il cambiamento una sfida divertente per la tua mente e non più un “pericolo”.

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